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Quali sono i padiglioni nazionali imperdibili della Biennale Arte 2022?

Ciao a tutt*!


Nel post precedente vi ho raccontato la mia esperienza alla Biennale, spiegandovi di cosa si tratta e dandovi dei consigli su come godersela al meglio! Se ve lo siete perso, vi consiglio assolutamente di recuperarlo prima di leggere questo articolo!


Infatti qui voglio consigliarvi i padiglioni nazionali che secondo me meritano assolutamente una visita!

Come vi avevo spiegato nel primo articolo, i padiglioni nazionali sono delle piccole casette al cui interno si trovano opere o gruppi di opere legate al tema della Biennale, realizzate da artisti che rappresentano la loro nazione per quell'edizione; ce ne sono moltissimi sia all'Arsenale, che ai Giardini, ma non tutti sono stati interessanti allo stesso modo!


Pronti? Via!


1. Malta

Al primo posto nella mia personalissima classifica, si trova il padiglione di Malta: quando sono entrata sono rimasta letteralmente a bocca aperta! Il titolo dell'opera in mostra è Diplomazija Astuta e si tratta di una reinterpretazione, in chiave cinetica, della straordinaria pala maltese di Caravaggio della Decollazione di San Giovanni Battista.


Nata dall'incontro tra Arcangelo Sassolino, Giuseppe Schembri Bonaci e Brian Schembri, l'opera si sviluppa attraverso la tecnologia a induzione: piccole gocce di acciaio fuso precipitano dal cielo all'interno di sette vasche rettangolari riempite d'acqua, ognuna delle quali rappresenta un soggetto della pala. Gli spettatori sono invitati a muoversi all'interno di uno spazio buio che rievoca gli ambienti oscuri dei dipinti caravaggeschi, facendo vivere agli spettatori la tragedia della decapitazione di San Giovanni.


Suggestivo, ammaliante... assolutamente da non perdere! Si trova all'Arsenale.



2. Ucraina

Mentre la Russia ha preferito ritirarsi e non partecipare a questa edizione a causa del conflitto armato che ha sconvolto l'Europa, l'Ucraina ha voluto presenziare alla Biennale 2022 con un'opera mozzafiato.


Parlo Makov - artista che lavora fin dagli anni Novanta sull'esplorazione dei paralleli tra il corpo umano e il paesaggio urbano - ha presentato l'opera del 1995 The Fountain of Exhaustion.

L'acqua, pur partendo da un unico punto, scende diramandosi in più vasi, fino a 'morire' toccando terra. Essa vuole rappresentare una metafora paradossale della vita che irradia ognuno di noi in modi diversi, pur progredendo verso un esito comune. In particolare l'opera si relaziona alla situazione di esasperazione provocata dalla pandemia, rappresentando l'accumularsi dell'esaurimento che noi tutti hanno provato nel rimanere chiusi in casa per mesi.


Anche questa si trova all'Arsenale.

Foto: Artslife


3. Danimarca

Una mondo parallelo e immaginario: una casa apparentemente abbandonata, un tempo abitata da una famiglia di centauri che ora giacciono morti a terra. Il tutto in chiave iper-realistica. Gli elementi del passato storico danese (il tipo di abitazione, gli strumenti da lavoro, il cibo) si combinano in quest'opera di Uffe Isolotto con la mitologia e la trans-umanità.


Chi è questa famiglia e cosa è accaduto? Cosa è accaduto al loro mondo?


Quest'opera ci lascia con più domande che certezze; è impossibile dire se voglia comunicare tragedia o speranza. La famiglia incarna la complessa e inquietante esperienza legata all'andare avanti nel mondo di oggi, drasticamente diverso da quello del passato.


Come comportarci, dunque? Andando avanti o retrocedendo?


Si trova ai Giardini.

4. Italia

L'opera del nostro padiglione, realizzata da Gian Maria Tosatti, si ispira a una rappresentazione teatrale; svolgendosi in un prologo e due atti, essa narra del difficile equilibrio tra uomo e natura, tra il passato che non si può cambiare e il futuro che non si può conoscere.


La prima parte - intitolata Storia della notte - ripercorre l'ascesa industriale italiana con i suoi capannoni e le sue macchine, mentre la seconda - il Destino delle Comete - allude alla fine dell'umanità.


Un'opera potente, evocativa e immersiva; nel padigliono possono entrare solo poche persone alla volta, proprio per non perdere la solitudine necessaria per la compresione di questa installazione.

Si trova all'Arsenale.

Foto: ArtTribune


5. Brasile

Avete presente il proverbio 'questa cosa ti entra da un orecchio e ti esce dall'altro'?


Jonathas de Andrade - artista che basa il proprio lavoro sul suo profondo interesse per la cultura popolare - realizza un'installazione composta da un insieme di modi di dire ed espressioni idiomatiche legate al corpo umano e rese tangibili dall'artista.


Nel complesso, l'opera restituisce la modalità di percezione del corpo umano, e più specificatamente brasiliano, con cui abbiamo a che fare tutti i giorni.


6. Svizzera

Prima ho percepito lo smarrimento, poi la confusione, poi un briciolo di speranza.


L’artista Latifa Echakhch, residente in Svizzera, realizza un'opera in cui passato e presente si incontrano e realizza figure che evocano i fuochi rituali presenti in molte culture, come i pupazzi di paglia nella notte di San Giovanni, che dovrebbe proteggere contro i demoni e le malattie nel periodo del solstizio alla fine di giugno.


Passeggiando in uno spazio buio improvvisamente si accede 'un fuoco' e lo spettatore si ritrova davanti a queste immense figure di paglia che, se inizialmente spaventano o confondono, dopo poco accolgono e tranquillizzano.


Foto: ArtBooms



Queste sono stati i miei padiglioni preferiti, anche se non sono stati gli unici a essermi piaciuti!


Fatemi sapere, in chat qui sul blog o su Instagram, quali padiglioni vi hanno colpito di più e quali siete più curiosi di visitare!


Ci sentiamo presto, un abbraccio!

Giulia


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Ciao, grazie per aver letto l'articolo!

Io sono Giulia, curiosa e logorroica per natura: in quanto art sharer ti porto con me tra mostre e musei!

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